Né carne né pesce...

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Tra i miei principi personali c’è il non mangiare né carne né pesce.
Perché?
Prima di tutto bisogna dire che non sono necessari, in nessuna fase della vita, neppure nell’infanzia, come testimoniano vari studi e, per quanto mi riguarda, soprattutto la mia esperienza personale.
Io sono
totalmente vegetariano da 30 anni, mangio latticini e uova senza eccedere. Ho fatto un lavoro fisicamente impegnativo nei primi dieci anni dopo l’arrivo in Umbria, ricostruendo la casa e lavorando nei campi. Da sei anni sono donatore di sangue. I nostri tre figli sono cresciuti totalmente senza carne e pesce, con una salute invidiabile, al punto che le solite influenze invernali sono state quasi sconosciute, e quelle poche accolte come una benvenuta vacanza.



Una marmotta nella Valle di Champorcher
Come si vede dall’articolo a fianco non sono solo!
La seconda considerazione è etica: non solo sulla questione dell’uccisione, ma piuttosto sulla vita degli animali d’allevamento. Come è noto questi animali, polli, vitelli, maiali, sono quasi sempre tenuti in uno stato di crudele prigionia, chiusi in anguste gabbie, costretti a mangiare e ingrassare. E’ una situazione che genera sofferenza negli animali ed è degradante per gli uomini, non voglio associarmi a questo modo di procurarsi il cibo.
Non ci sono molte alternative: la caccia e la pesca potrebbero limitare la sofferenza degli animali all’uccisione, ma è una dimensione finita, anche il pesce ormai è per il  50% prodotto da allevamenti, e quello pescato ancora in mare supera le quantità sostenibili dalla riproduzione naturale. Inoltre è ovvio che un animale ha una sensibilità, e che la sua uccisione e il causargli della sofferenza dovrebbe avvenire solo quando è davvero necessario. Non per il piacere di mangiare o per opinioni infondate, né tantomeno per divertimento.


La terza considerazione è sulla salute: Ricordo che quando mangiavo carne ero preso dalla sonnolenza del dopo pranzo, questo è del tutto sparito con la nuova dieta. La carne evidentemente richiedeva troppe energie al mio corpo per essere digerita. Un cibo adatto al nostro corpo non genera squilbri come la sonnolenza, se la digestione è così difficile è segno che delle tossine rimangano nell’organismo, avvelenandolo lentamente. Trovare il cibo adatto al nostro organismo è una ricerca personale, che non può




Asini a Casa della Pace
basarsi solo sulla tradizione o su quello che scrive un esperto. Queste cose non credo vadano escluse radicalmente, ma dobbiamo verificare per conto nostro, sperimentando, qual'è il cibo adatto a noi.
Un lento intossicarsi non viene percepito come tale. Sonnolenza, malfunzionamento intestinale sono certo segni che qualcosa non va.

Una quarta considerazione riguarda l'ambiente: nutrirsi di carne consuma una quantità di risorse in termini di energia e di cereali utilizzati per l'alimentazione degli animali molto superiore a quella necessaria per avere un'alimentazione sana e vegetariana. L'articolo che riporto qui sotto dà un'idea piuttosto chiara della situazione mondiale.


Ognuno di noi dovrebbe interrogarsi su come trovare la strada per mantenere il piacere della tavola senza danneggiare altri esseri viventi e l'ambiente e senza contribuire con il proprio comportamento ad azioni crudeli.

Infine mi sembra importante sottolineare che una scelta etica, civile e ambientale come questa non rende chi la attua meno violento o più sano o più buono. Come tutte le scelte etiche è solo una manifestazione materiale che può non corrispondere affatto alla dimensione interiore. Così come non è il fatto di mangiar carne che rende violenti.
La dimensione interiore rappresenta un capitolo ben più complesso di quello dietetico e ambientale.
Bimbi veg sì o no? La maggior parte dei pediatri continua a storcere il naso. Nonostante gli studi di colleghi come Luciano Proietti, che fin dal 1975 svolge ricerche sull’alimentazione vegetariana nel bambino presso il centro di Auxologia della clinica pediatrica dell’Università di Torino. Proietti, autore per le edizioni Sonda di ‘Figli vegetariani’ ha raccolto una casistica di oltre duemila bambini cresciuti con una dieta latto-ovo-vegetariana o vegan  in modo esclusivo almeno fino ai tre anni di vita. Il risultato? L’alimentazione basata su latte e vegetali fa crescere bene, anzi: ‘Nei primi tre anni dovrebbe essere raccomandata perché è la più fisiologica e quindi la più salutare’ sottolinea Proietti. A patto di fare attenzione alla varietà di alimenti che mettiamo nel piatto dei nostri figli. Ben vengano allora, per chi vuole abolire davvero i cibi di origine animale, linee guida precise.‘I vegan puri che non seguono queste indicazioni sono a rischio di carenze di zinco, calcio, ferro, vitamina b12, omega 3’ avverte infatti Lucchin che ricorda: ‘L’uomo è onnivoro da sei milioni di anni e furono le proteine animali a permettere lo sviluppo del cervello  e la comparsa dell’homo sapiens’. O magari, come sostiene Proietti, furono gli Omega 3, di cui erano ricche le alghe dei grandi laghi africani.
La questione è ancora aperta.

Da “La Repubblica delle donne” 15/11/2008 pag. 94”

   

     


Tra il 1993 e il 2005 i consumi pro capite di maiale nel paese più popoloso del mondo (la Cina) è aumentato del 45 per cento, da 24 a 34 chili l’anno. (…)
E’ una buona notizia per il cinese medio, che comunque mangia ancora meno della metà della carne consumata da un americano – ma un duro colpo per le scorte di cereali del pianeta. Mangiare carne è un modo estremamente inefficiente di nutrirsi.Per ottenere dalla carne di maiale la stessa quantità di calorie fornite da un chilo di cereali, occorre darne da mangiare all’animale cinque volte tanto. Poiché i cereali vengono sempre più destinati all’allevamento del bestiame e alla produzione di biocarburanti, il consumo mondiale annuo è cresciuto dagli 815 milioni di tonnellate del 1960 ai 2,16 miliardi nel 2008.
Neppure la Cina, secondo paese al mondo per la produzione di mais, può coltivare cereali a sufficienza per tutti i suoi maiali. La differenza viene colmata per lo più importando soia dagli Stati Uniti o dal Brasile, uno dei pochi paesi in grado di aumentare l’estensione delle terre coltivate, spesso a danno della foresta pluviale. L’aumento della domanda di cibo, mangimi e biocarburanti è stata  una delle cause principali della deforestazione ai tropici: tra il 1980 e il 2000 più della metà delle nuove aree coltivabili è stata strappata a foreste intatte; dal 1990 al 2005 solo in Brasile la superficie sottratta all’Amazzonia per coltivare la soia è aumentata del 10 per cento l’anno.
Secondo alcuni esperti, quando, entro i prossimi vent’anni, la Cina conterà un miliardo e mezzo di abitanti, avrà bisogno di 200 milioni di maiali per soddisfare la sua domanda di carne. E stiamo parlando di un solo paese. Si prevede che il consumo di carne raddoppierà entro il 2050. E con esso, anche la domanda di cereali.
(National Geographic – Giugno 2009 – pag. 15 – art. di Joel K. Bourne jr.)