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Questa mattina, 10 gennaio, una nebbia densa avvolgeva la casa, i boschi, le cime delle colline, gli alberi, è un nuovo mondo che appare per cambiare ancora più volte durante il giorno.
Sono uscito poco dopo l'alba, dal fondo valle ho guardato in su, una luce era accesa in casa, un piccolo segnale umano in un paesaggio completamente immerso in un'umidità vitale, odorosa, nutriente, lontana dai conforti delle case eppure così accogliente.




Buon Anno!!!



Questa finestra (uno scuro, in realtà) si trovava in un rudere qui vicino, era una casetta costruita da Beppe, un uomo per me leggendario, vissuto per ottant’anni fino al 1987 sui monti vicino a Pietralunga.
L’ho prelevata per conservarla, perché è un’opera d’arte, qualcosa che appartiene all’umanità e non voglio che scompaia con il crollo della casa.
Beppe, era povero e senza istruzione, scambiava il suo lavoro con cibo ed era così timido da non osare chiedere neanche un misero compenso, ma aveva delle capacità manuali notevoli, faceva sedie, le impagliava, e aveva domestichezza con tanti altri lavori di campagna. Questo scuro è fatto con legno di quercia ricavato da rami tagliati a mano e latta ottenuta da scatole di qualche alimento, aperte e inchiodate al telaio. Un fil di ferro ripiegato serviva a fermare l’imposta al muro. Nello stesso stile era fatta tutta la casa: nessun vetro era di un pezzo solo ma tutti ricavati da piccoli ritagli, i coppi erano tutti spezzati, trovati tra gli scarti di altre case, e messi ordinatamente sul tetto, una cassapanca era fatta con rami e liane di vitalba intrecciate. Un uomo con una capacità che non ha trovato il rispetto e la dignità del riconoscimento, un piccolissimo pezzo di storia dell’uomo, dimenticata.


Questa finestra è un simbolo della capacità di sopravvivere, di adattarsi con intelligenza a condizioni avverse, del rinascere continuamente dal nulla, dell’avere perso tutte le sicurezze sociali senza diventare aggressivi e rancorosi, del non perdere mai la voglia di vivere, di creare e di esprimere l’umanità che è in noi.
Ed è, come dicevo, uno scuro, è fatto per aprire la casa verso l’altro, la luce e il nuovo, per quello che è oltre.

Offro questa immagine come mio augurio per il nuovo anno a tutti voi.