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![]() Pochi giorni fa abbiamo fatto tre giorni di ritiro in silenzio. Un silenzio quasi completo, interrotto da alcuni dialoghi. E nel silenzio, pian piano, è affiorata una certa sensibilità, un vedere diverso, cogliere la luce del tardo pomeriggio che filtra tra le foglie del glicine che cresce vigoroso, incorniciando la porta d'ingresso di Casa della Pace, per esempio. Perché una sensibilità profonda affiora solo raramente e perché il silenzio acompagnato dall'attenzione sembra essere il terreno dove questa sensibilità può fiorire? Credo che questo accade perché quasi sempre siamo assorbiti in una parte abbastanza piccola della mente. Nel fare, siamo assorbiti da un aspetto dove domina un certo pensiero, progetti, considerazioni; nel dolore, siamo assorbiti da pensieri su noi stessi, su qualcosa che è accaduto e che avrebbe potuto essere diverso; nell'eccitazione siamo assorbiti dal desiderio, e non c'è spazio per altro. Ma siamo molto più di questo, la nostra mente ha una profondità maggiore, dimensioni che raramente tocchiamo. Nel silenzio, l'assorbimento in questo o in quello diminuisce cedendo il posto all'attenzione per l'insieme; le cose interiori ed esteriori prendono posto nel loro scorrere in un attenzione liberata da forti assorbimenti. Dal punto di vista di un forte assorbimento gli aspetti più sensibili e attenti della mente appaiono come vuoti e inutili. E avvicinarsi a quello che appare come un insopportabile vuoto sembra il peggio che si possa fare nella vita. Ma quando il vuoto viene effettivamente incontrato si scopre che non è vuoto, in esso c'è vita che si muove rapida, con significato, leggerezza, bellezza e piccoli indizi di spazi interiori nuovi e ancora sconosciuti. |