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un'educazione alla vita






riflessioni, dialoghi

Queste sono alcune delle mail che fanno seguito alla lettera inviata come proposta alla creazione di un'associazione sull'educazione e riflessioni sul tema dell'educazione. Chi vuole intervenire proponendo riflessioni o documenti può inviarmi una mail a:santandrea@casadellapace.org




Da Sanda - 6 aprile

Nell'attesa del prossimo incontro  vorrei proporvi di portare un libro
legato alla educazione che abbiamo trovato significativo per regalarlo al
luogo, così si può cominciare a creare una piccola biblioteca sull'educazione
e lasciare qualche ispirazione anche per quelli che non ci saranno.
Potrebbe essere anche un testo scritto da noi, a mano o stampato, per avere
un segno di scambio non solo via internet - che io, personalmente trovo un
po' difficile.
a presto



Da Angela - 3 aprile

‎"Un adulto che non può, o non vuole, imparare dai bambini manca di curiosità intellettuale. Il lavoro dei bambini, infatti, pone domande nuove, a volte talmente nuove che fatichiamo a porcele e rivela nuove relazioni che, con la forza dell'abitudine, abbiamo smesso di vedere". Semir Zeki



Da Santi - 29 marzo

Caro Paolo
cerco di riflettere sulle tue domande:

cosa vuol dire "dialogo vivo"?
chi è disposto a verificare e sperimentare realmente? Chi è disposto a mettere a nudo se stesso?
cosa ci spinge a voler cambiare la società?


credo che un dialogo diventi reale quando le questioni che tocca sono viste - sentite - vere, vitali, essenziali. E quando questo sentire genera una certa forma di passione, naturalmente non polemica, un'accorata partecipazone e condivisione.
Non so quanto un dialogo di questo genere possa crescere, un dialogo che è interiore e condiviso nello stesso tempo. Non so neppure se siamo disposti, come chiedi, a metterci a nudo.
Ho la sensazione che l'umanità senta il bisogno di interrogarsi, di incontrare il vero, ciò che è fondamento reale all'esistere, e che lo faccia a tastoni, a tentativi che spesso appaiono inutili, vani.
Non sono in grado di definire se i miei o nostri tentativi che potrebbero essere descritti con queste parole siano diversi, se abbiano o avranno una portata e qualità diverse.
Ciò che viene percepito come giusto viene messo in atto senza che ci siano certezze sulle possibilità di errore. Pensare che 'prima' ci si debba perfezionare, cambiare interiormente e 'poi' agire in qualche modo mi sembra una divisione non realistica delle cose. Nei fatti, che lo vogliamo o no, agiamo e cambiamo ininterrottamente, siamo inevitabilmente parte di un processo che è individuo e società allo stesso tempo.
Dividere l'io dagli altri, l'ora dal poi, la società dall'individuo, è un processo culturale che ha profonde radici nella nostra storia.
E' una divisione che ha una sua funzionalità fino a che rimane confinata in un ambito economico o legale, ma quando ci si pongono domande sulla vita ritengo che vada messa in dubbio.
Appunto, il dubbio, che è un prezioso amico per liberare la mente ma anche un ostacolo che paralizza.
E sicuramente solo un filo sottile distingue le due cose.
Insomma ci si può basare solo su di un percepire, che non offre garanzie, percepire qualcosa come buono e giusto e viverlo, senza cadere nelle pastoie del dubbio e senza cadere nelle facili certezze dell'autocelebrazione.
Perché attuare ciò che si sente come giusto? La risposta è nella domanda stessa, ciò che è giusto ha in se stesso la propria motivazione, non attende risultati.


Da Santi - 29 marzo

Cara Martina

ben vengano le perplessità e i dubbi, queste tue riflessioni credo siano già parte di un educazione, di un imparare, che viviamo insieme. Pensavo, accingendomi a scrivere, della bellezza del riflettere libero da finalità predefinite. E la bellezza di questo è legata proprio alla sincerità, è dalla sincerità che impariamo e che si realizza quel percorso di educazione di cui parli.

Sono del tutto d'accordo con quanto dici riguardo il fatto che partecipare a questo progetto non implica essere genitore o insegnante. L'avere a cuore la vita, l'essere umano, il vedere cosa succede intorno a noi e come sia possibile e necessario operare per un cambiamento, la disponibilità a mettersi in gioco e ad assumersi una parte in tutto questo sono le basi per lavorare insieme. Se si partisse, così come ipotizzato, sarebbero necessari ruoli diversi, non solo di insegnanti. Io stesso non ho qualifiche come insegnante e vedo la mia parte come quella di uno che può fornire un supporto organizzativo. E anche di dialogo e di lavoro sulla relazione. Per quel che mi riguarda questa idea è nata dal fatto di essere genitore e del come i miei figli hanno vissuto il loro percorso educativo, ma è nata anche dai tentativi fatti finora di dare un supporto a realtà educative in India e Africa, a come nel tempo ho capito che lavorare insieme non vuol dire dare del denaro ma cercare una profondità interiore e trovare le strade per esprimerla nell'azione. Il valore del contributo di ognuno non è tanto nelle capacità professionali, che sono ovviamente necessarie, ma soprattutto in una visione interiore che ha passione, sincerità e onestà.

Riguardo quanto dici sul timore che si verifichi una divisione tra chi "sa" e chi "non sa" e che si ripeta la solita divisione di ruoli che caratterizza la società e che è, tra l'altro, proprio uno dei mali dell'educazione scolastica attuale, devo dire che, anche se non ci può essere nessuna garanzia in questo senso se non - appunto - una sincera cooperazione, sono certo che chi ha risposto alla lettera inviata ha una profonda comprensione di questo fatto. Possiamo avere dubbi, e fino ad un certo punto questo è un bene, ma nello stesso tempo non possiamo esserne paralizzati. La fiducia diventa quindi altrettanto necessaria.

E' davvero possibile che questo progetto nasca, c'è stato un certo entusiasmo da parte di varie persone. Ma se partirà sarà perché ne vediamo insieme la bellezza e la potenzialità. Forzare le cose non porterebbe a nulla e sono altrettanto, serenamente, aperto all'idea che nasca davvero quanto a quella che tutto finisca con l'incontro che verrà.



Da Martina - 27 marzo

Caro Santi,

ho letto con molto interesse quanto hai scritto anche perché da un po' riflettevo su quanto da te proposto mesi fa. Sono sincera, e non mi vergogno nel dirlo, ma dopo una prima fase di entusiasmo da parte mia si è fatta strada via via un po' di preoccupazione. Se all'inizio infatti mi domandavo come potevo dare il mio contributo, leggendo gli interventi mi sono sempre più chiesta se potevo dare un contributo. Non sono un genitore e non sono un'insegnante e leggere gli interventi, o alcuni di essi, mi ha dato la sensazione che un mio possibile apporto potesse essere escluso a priori.

In un progetto così importante mi sembra che dovrebbe essere fondamentale, soprattutto all'inizio, il contributo, piccolo o grande che sia, di ogni individuo, non in quanto madre, padre, figlio o insegnante, ma in quanto essere umano, ricco di una sua sensibilità, di un suo bagaglio di esperienze, di una sua visione della vita e del mondo da mettere a disposizione per far nascere una realtà viva e forte.

Credo sia importante, per un'associazione che si pone come questione centrale l'educazione, che ciascuno di noi metta in gioco le proprie energie e la propria passione accogliendo l'altro, senza per forza di cose classificarlo o giudicarlo, ma semplicemente ricevendo il suo sostegno in quanto utile al fine che si sta perseguendo. Sono quindi convinta che ciascuno di noi dovrebbe chiedersi, senza ipocrisia, non solo cosa è in grado di dare, ma anche se è in grado di accogliere le diverse esperienze e contributi degli altri. Mi spaventa l'idea che si ripropongano fin dall'inizio gli stessi meccanismi che ogni giorno vediamo nella nostra società, come la chiusura in gruppi che si ritengono detentori di qualche conoscenza, la distinzione degli individui sulla base di istruttori e allievi, di docenti custodi della sapienza e studenti. Quando hai fatto la tua proposta ho pensato all'educazione come alla condivisione di un percorso di crescita che deve coinvolgere in prima persona coloro che si propongono di costituire l'associazione. Mi chiedo allora se il mio punto di vista sia in armonia con quello degli altri o meno. Se così non fosse diventerebbe difficile poi discutere di programmi e iniziative come quelli che hai descritto: è semplice essere d'accordo a parole ma lo sforzo richiesto per realizzare qualcosa in concreto può essere sostenuto solo in presenza di una vera sintonia tra tutti.

Sono stata combattuta se inviarti o meno questa mail in quanto è difficile per iscritto esprimere queste perplessità: il rischio è di sembrare polemica o provocatoria. Mi sono convinta però che sia utile cercare di trasmetterti questi dubbi perché non voglio che possano condizionare il lavoro che dovrà essere fatto e perché, per mia abitudine, preferisco chiarire le cose piuttosto che lasciarle in sospeso a complicare tutto, come capita spesso con le parole non dette.



Da
Paolo Toso - 27 marzo

Caro Santi,
ho letto l'email e ne condivido molti aspetti, perplessità e
difficoltà. Mi sento però di dover fare un l'avvocato del diavolo.
Ricadere negli schemi preconfezionati, anche di grandi maestri, è molto
facile e ben si addice la frase: "Krishnamurti e altri educatori sono
una fonte di ispirazione preziosa, ma non ci si può limitare a
ripetere, bisogna verificare, sperimentare direttamente, aprire un
dialogo vivo con insegnanti e genitori, e dove possibile anche con i
ragazzi stessi." Però, cosa vuol dire "dialogo vivo"?

Questa stessa frase evidenzia una domanda: chi è disposto a verificare
e sperimentare realmente? Chi è disposto a mettere a nudo se stesso?
Non credo vi siano molte persone disposte a fare questo, soprattutto
tra i genitori o gli insegnanti presi come sono dalla vita, dalla
burocrazia, dalla loro stessa famiglia. Allora, mi viene in mente
un'altra domanda: cosa ci spinge a voler cambiare la società? Perché
esistono diverse associazioni e moltissimi libri in merito, basta
cercare e, molto di più di quaranta anni fa, trovare corsi, indicazioni
o semplicemente un consiglio è assai più facile. Alla fine è il singolo,
come persona, a fare la differenza. E questo, è il punto su cui
lavorare.

Il problema, almeno dal mio punto di vista, è che qualunque cosa si
faccia, si rischia di ricadere nel redigere ulteriori testi, libri,
regole e tecniche che poco possono se le persone non sono disposte a
lavorare su se stesse. Portare agli altri non è facile, in quanto
questa società è basata sulle eticchette e sui preconcetti: due aspetti
che limitano, grazie anche alle abitudini, la percezione della realtà
così come è. Quindi, si deve andare oltre cercando inizialmente un filo
conduttore che unisca fisico e mente, senza per questo toccare le
tecniche orientali. La semplicità, credo, sia il secondo punto su cui
lavorare. Ma semplicità vuol dire anche complessità per chi non è
abituato a spogliarsi delle proprie abitudini.

È chiaro, penso, che nessuno di noi voglia portare concetti, anche
se importanti e giusti, di terze persone, ma solo il proprio vissuto.
Questo può voler dire tante cose: dalle conferenze agli incontri
personali (in fondo il cambiamento siamo noi nel piccolo mondo in cui
viviamo), dagli incontri di studio alla semplice passeggiata in
montagna. Cose, se ci pensiamo bene, che stiamo facendo proprio ora.
Per me questo è il vero cambiamento, anche se può sembrare di
non cambiare il mondo. Ma è veramente così? E poi, senza scendere
sull'intenzionalità, cosa vogliamo portare agli altri? Guardare al
particolare tenendo per mano anche il generale non è così semplice e
immediato.

Per questo la domanda "Che cosa è la vita?" è una domanda impegnativa
che trova diverse risposte, troppo spesso rettoriche perché non sono
vissute. E non vengono vissute semplicemente perché si preferisce
ignorare noi stessi e il nostro lato oscuro. Ecco un terzo punto
assai più difficile su cui lavorare.
Perché la vita non è solo quel quid tangibile ai nostri sensi, ma
è anche quella meravigliosa creatività che si sprigiona nei momenti più
inaspettati. Purtroppo, in questi ultimi anni, le persone guardano
(superficialmente) alla scienza e, quindi alla materialità, quale unica
realtà e verità, nonostante le diverse contraddizioni che
contraddistingue l'essere umano e le sue ricerche.

Questo è quanto mi ha fatto emergere l'email. A proposito dell'incontro
di aprile, purtroppo, per problemi di lavoro non posso essere certo
fino alla fine della mia presenza. Mi dispiace, cercherò di contattarti
quanto prima mi è possibile e se ci sarà un posto ben volentieri verrò.



Da Santi - 27 marzo

Cara Annalisa

oggi, questa sera, inizia un ritiro e c'è quella sensazione di sospensione e incognita che aleggia. (Al momento in cui finisco di scrivere il ritiro è finito, i giorni sono volati via come sempre in queste occasioni).
La Paola della lettera è la Paola che hai conosciuto questa estate.

Riguardo l'incontro di aprile: sì ci sono al momento una dozzina di persone che dovrebbero essere presenti, alcuni solo il sabato domenica, alcuni solo il lunedì martedì...
Un canovaccio sul quale riflettere? Bhe, per dire la verità ecco un bel compito a casa che mi dai, e ben venga :-) .
Credo anche io, come dici, che l'educazione sia un intreccio di varie forze, e queste forze dovrebbero collaborare, trovarsi in armonia senza dimenticare che il terreno dell'educazione è fatto da esseri umani. Un terreno non definito, non meccanico, dove la parola 'formare' ha un valore relativo, perché non si può dire che la formazione non abbia peso ma neppure che abbia un effetto definito. Come genitore sono convinto che ci sono delle questioni fondanti e che si trovano tutte nella relazione, non in azioni isolate. E' la qualità della relazione che fonda l'educazione, più del materiale, del contenuto. Si può parlare di gentilezza solo attraverso un'autentica gentilezza, se la gentilezza non è vera si parla di gentilezza ma si comunica ipocrisia, si insegna ad essere ipocriti e il valore sociale che questo ha.
Ma questo non vuol dire che non ci siano contenuti che vanno sviluppati, non solo in senso accademico, naturalmente.
Si potrebbe riassumere in pochissime parole: tutto ciò che divide porta dolore, la divisione, interiore ed esteriore è fonte di conflitto e sofferenza per tutti e dobbiamo capire e lavorare perché l'unione si realizzi in noi e nel mondo.
Ma l'educazione deve sviluppare le cose in modo da esaminare i dettagli, gli eventi singoli, senza perdere di vista ciò che è globale.
Parli dell'Africa e dei suoi tanti problemi. Credo che l'educazione dovrebbe mirare alla comprensione dell'enorme condizionamento che esiste in questo senso, legato al passato coloniale e alla situazione attuale. Mettere da parte l'idea dell'aiuto che fa da sponda a quella dell'aiutato, far fiorire una dignità dove può esistere cooperazione. Scusa, sono solo idee sparse, provo ad essere più strutturato.

Pensando a questioni da sviluppare nell'incontro attraverso il dialogo:
- Dovremmo chiederci quali sono i punti fondamentali per un'educazione che sia in grado di favorire un cambiamento verso la dignità umana, verso il rispetto, verso la giustizia, verso la comprensione di sé.
Non si tratta di creare un metodo, ovviamente, ma di dire con chiarezza che l'educazione ha anche, soprattutto, questa funzione. Che l'idea che l'educazione debba servire soprattutto a fornire eccellenze in grado di meglio competere sul mercato internazionale è un'idea meschina che rende l'uomo schiavo di una corsa cieca e distruttiva. La storia ci ha fatto vedere che la differenza tra una persona saggia e una violenta non è nel grado di istruzione ma in altri aspetti della mente. Oggi questi aspetti della mente che sono la base della saggezza e della conoscenza di sé sono non solo trascurati ma direi anche calpestati.
Forse non sappiamo come questo possa avvenire, ma si può lavorare in questo senso. Sperimentando e cercando le relazioni con progetti che stiano lavorando nella stessa direzione. Krishnamurti e altri educatori sono una fonte di ispirazione preziosa, ma non ci si può limitare a ripetere, bisogna verificare, sperimentare direttamente, aprire un dialogo vivo con insegnanti e genitori, e dove possibile anche con i ragazzi stessi.
Credo che nessuno abbia le chiavi in mano per generare una coscienza nuova. Ma abbiamo degli indizi e delle intuizioni, delle piccole esperienze da verificare. E abbiamo, o almeno io ho, fiducia che proprio la mente umana abbia le risposte, che i giovani abbiano delle potenzialità ancora sconosciute, e il lavoro che possiamo fare insieme è di affinare l'ascolto in questo senso. Alla fine del ritiro appena passato ho avuto la sensazione piuttosto forte che c'è una qualità della mente che è in grado di vedere la bellezza e la sacralità che è connessa con questa. Questa qualità della mente è definibile forse come una sorta di ricettività, di passività attenta, una dimensione che non tende a produrre qualcosa ma ha in sé la potenzialità della creazione poiché è veramente in connessione con la bellezza e quindi con il senso porfondo della vita. Credo che i bambini vivano questa qualità particolare in modo naturale, e che l'attuale educazione li strappi a forza da questa condizione per spingerli a sviluppare altre capacità legate alla produzione. Bisogna chiedersi se la capacità di produrre debba davvero essere in contrasto con una qualità interiore di sensibilità attenta.

- Credo che una delle questioni centrali legate a questa proposta sia la questione di generare un dialogo fondato sulle domande essenziali legate all'educazione. Un dialogo con il mondo della scuola, dei genitori e degli educatori in genere, in Italia e non solo. Per poter sviluppare un tale dialogo è indispensabile che le domande poste abbiano una forza sufficiente. Questo implica creare occasioni di incontro con personalità del mondo dell'educazione internazionale, creare percorsi di formazione in grado di scuotere le consuetudini che appaiono scontate.
Quali collaborazioni possiamo trovare in Italia e nel mondo che possono favorire la nascita di un dialogo? Sono certo di non essere il solo ad avere vari contatti internazionali nel mondo dell'educazione.

- Quali azioni intraprendere nel caso l'associazione nasca? Ci sono varie proposte, che possono integrarsi bene a vicenda.
Raccogliere fondi da destinare al sostegno di scuole esistenti in India e creare (?) scuole in Africa.
Raccogliere fondi per sostenere le attività di lavoro di formazione e relazione internazionale che dovrebbe svilupparsi.
Creare dei seminari di formazione per insegnanti
Creare delle ipotesi di intervento educativo nelle scuole
Creare occasioni di incontro per famiglie

- Infine c'è da chiarire la questione fondamentale: abbiamo l'energia per mettere in moto tutto questo? Per quanto mi riguarda è chiaro che non si tratta di qualcosa che può essere sostenuto da una persona sola, o esiste un nucleo di persone disposto a dedicare tempo e cuore a questi temi o è sicuramente meglio non partire. Avere un progetto con limiti più ristretti di quelli elencati sopra sarebbe forse possibile, ma ritengo che questo sia quello che andrebbe fatto e sia quello che è necessario per generare un movimento sufficiente a creare abbastanza energia per vivere creativamente e coinvolgere più persone. La questione non è di sostenere un certo metodo educativo ascrivibile a Krishnamurti, ma di sostenere un'attenzione verso la questione dell'educazione, cioè se questa attività così fondante della vita umana possa essere la base per una coscienza capace di vera sensibilità e saggezza.


Da Annalisa - 19 marzo

Ti scrivo per avere qualche notizia in più riguardo l'incontro che avevi programmato per metà aprile.
Ci sono adesioni? C'è, in qualche modo, un canovaccio sul quale riflettere?
Ho letto con molta attenzione e piacere la lettera di Paola, se è la Paola che conosco,  questa lettera la rappresenta proprio, ho ancora in mente le chiaccherate (un paio) che ci siamo fatte ad agosto. Mi piace questo suo essere insegnante, piena di dubbi, non perchè non sa cosa fare, ma perchè ha davanti a sè tutto questo "materiale umano" da indirizzare, educare, curare, accompagnare.
Quel che alla fine ho tratto dalle sue belle parole è essenzialmente questo: i figli vanno a scuola con un bagaglio che è la loro vita, formato dalla vita che respirano in casa, dalle esperienze familiari che incanalano i loro percorsi. Gli insegnanti, gli educatori si ritrovano pertanto ad agire su persone che in qualche modo sono già fatte così".
Ecco, le responsabilità che si incrociano, che devono a tutti i costi incontrarsi e confrontarsi per lavorare insieme.
Genitori e insegnanti che insieme conducono i figli sulla strada della vita.
Da dove far partire un progetto educativo? Dall'inizio, da metà strada, alla fine della strada anche se il percorso si è incidentato anche gravemente, qualche volta?
Per me è un impegno veramente enorme, mi piacerebbe sapere cosa pensano gli altri e se qualcuno ha già le idee chiare.
Io non le ho.
All'inizio le mie proposte erano indirizzate  verso progetti rivolti all'Africa, e per me rimangono importanti fino al punto che sto ancora modificandone l'essenza.
In questi giorni dedicati alla mostra ho veramente riflettuto sulla storia dell'Africa e mi sono resa conto che noi occidentali la vediamo prima di tutto come un luogo dove esistono bisogni fondamentali da soddisfare attraverso la rete della solidarietà. Poi la conosciamo quando c'è una catastrofe come la siccità o l'esodo di popolazioni in fuga.
Conosciamo l'Africa attraverso i depliants colorati delle agenzie turistiche, dove c'è il "negretto" che ti porge il cocktail.
Se si vuole approfondire arriviamo al 1700 circa quando i bianchi la scoprirono pensando di aver trovato il luogo più selvaggio del mondo, al punto di prendere uomini e donne con la forza e trattarli come merce per venderli come schiavi. E poi il colonialismo ecc ecc. Ma a scuola questi bambini africani cosa studieranno della loro storia?
Forse non sanno che gli egizi erano pure loro neri ma noi li abbiamo sbiancati nei nostri libri di testo, non sanno che esiste una carta dei diritti stilata da un loro avo nel 1200.
Penso a tutti questi figli.....
Un abbraccio




Da Paola - 25 marzo

Tu affermi, da una giusta prospettiva, che la conoscenza dovrebbe avvenire senza forzature, senza competizione, senza la finalità di un successo sociale. Un sapere costruito attraverso il gusto, la curiosità, gli interessi personali è un sapere più consapevole e profondo. Sono assolutamente d'accordo. Ora, il problema sorge quando un bambino, che ha un suo retroterra familiare e dei requisiti prescolari, si trova di fronte ai piaceri ma anche alle fatiche dello studio e della vita. Dico "un bambino" perchè troppo spesso l'educatore ha in testa l'immagine de "il bambino", cioè di una creatura ideale che, come gli universali platonici, fonde in sè le caratteristiche presunte dell'infanzia e serve da modello a un programma più o meno finalizzato. In realtà ci sono innumerevoli bambini ed è con ognuno di loro che un insegnante ha a che fare quotidianamente. Nonostante si istituiscano sezioni per le stesse classi di età, nonostante si sostengano (ormai con mezzi sempre più esigui) gli allievi con carenze, la difficoltà principale sorge proprio in seno a tanta diversità che non è facile omologare e la cui omologazione mi sembra il vero danno. In pratica voglio affermare (con un'eresia pedagogica) che una scuola diversa, così come tu auspichi, dovrebbe valorizzare i doni di ciascun bambino senza forzarne la natura, facendo emergere il meglio e accettandone le carenze. Se mi sentisse la mia collega, mi sgriderebbe, perchè si sta formando sui disturbi specifici dell'apprendimento e in effetti avrebbe le sue ragioni perchè l'accettazione passiva di certe carenze in un'età tenera in cui i bambini si potrebbero ancora aiutare, tale accettazione potrebbe figurasi come un dolo. Eppure mi chiedo spesso se tante energie che ho speso per alunni che poi sono morti perchè portatori di handicap, o altri che hanno abbandonato presto la scuola, o altri ancora che hanno scelto poi la strada sbagliata, avrebbero potuto essere usate per renderli più felici piuttosto che più istruiti secondo un modello che avevo in testa. E mi chiedo anche se una scuola come la auspico non sarebbe altro che un'isola felice una volta uscito dalla quale l'allievo si troverebbe catapultato in un mondo a cui non è preparato. Forse potrebbe esserne travolto, forse potrebbe cambiarlo in meglio. Ecco, non ho soluzioni facili, non ho ricette, non so. Penso e nella pratica mi muovo come nella nebbia, brancolando con le braccia tese.
Purtroppo non me la sento di venire giù in aprile: il viaggio è davvero troppo lungo per fermarmi solo una notte e poi ripartire affrontando un'altra settimana di lavoro.



Da Paola - 3 marzo

Caro Santi, in questo periodo sono molto occupata. Torno a casa la sera, abbastanza stanca da non riuscire neppure a scrivere agli amici. Eppure l'imput che hai lanciato sulla scuola mi ritorna spesso in mente. In questo periodo sono molto presa con i bambini per insegnare loro che il dissidio può essere ricomposto in modo pacifico ma soprattutto che non c'è diminuzione nel cedere, anzi, che proprio l'arrendersi e il non volere per forza l'ultima parola e, spesso, l'ultimo spintone denota forza e non debolezza. Si tratta di un tipo diverso di forza, che prevede autocontrollo e capacità di comprensione dei sentimenti altrui. E' un lavoro molto difficile, specialmente con allievi cui è stato insegnato che competere è importante, che prima di tutto nella vita vengono le prestazioni e che una persona "è" in proporzione al suo rendimento. Ovviamente mi capita di perdere la pazienza e certe volte chiuderei le faccende spinose con un rimbrotto e perfino con uno schiaffo se ciò non fosse fortemente contrario ai miei principi e non mi portasse a comportarmi peggio di loro. Li osservo, questi bambini che faranno le scelte del futuro: mi sembrano poco attrezzati, fragili, pieni di buone qualità ma anche di nervosismo, a volte aggressivi, a volte persi nei giochi, immemori del passare del tempo, come sospesi nel loro mondo. I maschi sognano guerre, battaglie, spade laser e partite di calcio, le bambine sono più riflessive e si perdono nei pupazzetti e nelle immagini più tenere. Mi chiedo se tutto ciò non sia "naturale", quindi irredimibile e se proprio questa nostra natura ci plasmi al di là dell'educazione. Mi chiedo come dovrebbe essere la scuola a cui tu aspiri, quali programmi, quali passaggi potrebbe prevedere. Mi domando come incanalare certe forze brutali, renderle positive, cancellando ferite che forse a un bambino sono state inferte fin dalla nascita. Forse il primo passo dovrebbe comportare l'assoluta libertà dell'educatore, demandando a lui la scelta di tralasciare l'apprendimento delle materie per approfondire l'apprendimento spirituale. Sento infatti molto il peso delle performance che sono richieste di anno in anno agli allievi e della valutazione fumosa cui siamo obbligati. Nello stesso tempo mi rendo conto che l'apprendimento richiede una fatica, che per alcuni è dolce, compensata dalla curiosità e dalla predisposizione, per altri è dura, immotivata, eccessiva rispetto il risultato immediato. E di risultati immediati vivono questi bambini, di desideri da soddisfare subito per poi fornularne altri dimenticando i precedenti, non hanno il senso del tempo, della durata, del passaggio, com'è giusto che sia. Hanno anche famiglie alle spalle già ben condizionate, con prospettive pre-disposte o pre-viste, con l'aspirazione a quelle sicurezze, perfino a quelle certezze che s'incancreniscono nella mente e diventano dogmi. Come dovrebbe essere la scuola allora? Ci sto pensando per davvero, Santi, da molto prima che tu lanciassi la tua idea e ancora non ho una soluzione ma tante piccole proposte. Un'ultima considerazione: mi sembra che tutto, su questa terra, passi attraverso una parte di dolore. E' una necessità? E' una maledizione biblica? Non lo so. Ma anche la crescita dei bambini non ne è immune. La scuola dovrebbe parlarne e cercarne un significato?




Da Santi - 2 marzo



Cara Annalisa

Sono del tutto d'accordo con quello che scrivi sul fatto che se si scrivesse di più su cosa si pensa di voler vedere realizzato attraverso l'associazione ci si potrebbe trovare ad aprile con qualche passo in più già fatto.
Io stesso ho scritto poco, volevo pubblicare qualche passo da Krishnamurti, ma è chiaro che quello che si dovrebbe chiarire è qualcosa di meno generale e più specifico e concreto.
Secondo me la questione centrale è legata al reperimento di fondi da utilizzare nelle diverse azioni. Senza questa possibilità mi pare che le cose sarebbero ridotte ad azioni minime che tenderebbero probabilmente a spegnersi col tempo.
Non credo che avremo grosse somme in partenza, e forse sarà bene usare quello che c'è per divulgare una ricerca di denaro più allargata, informando sulle possibilità offerte da un'educazione diversa, così come si attua in alcune scuole.
La questione più critica è la partenza (che ha la stessa radice di 'parto'), cioè come essere credibili prima di avere attuato delle azioni concrete.
Le azioni concrete che forse sarebbero possibili da subito è di organizzare dei corsi di formazione per insegnanti che potrebbero essere tenuti dagli insegnanti e psicologi che hanno ederito al progetto. Questo fornirebbe una prima base di dialogo su dei fatti. E anche incontri con genitori potrebbero essere sviluppati da subito, o quasi.
Si tratta a mio avviso di generare un dialogo anche attraverso delle azioni che possa sia creare un centro di interesse sia essere una base concreta per portare più ingresso di energie. 



Da Annalisa - 2 marzo

A me piacerebbe che riuscissimo ad arrivare ad una sorta di strada da percorrere, non so spiegarti esattamente il mio pensiero. Dalla lettura di ciascuna lettera, ho evinto che ognuno di noi ha espresso prima di tutto la gioia di condividere un progetto, qualcuno ha fatto delle proposte, altri hanno evidenziato in termini teorici cos'è l'educazione alla vita, altri ancora hanno detto di avere delle idee ma che ne avrebbero parlato in seguito. Bene, secondo me, sarebbe bello che ciascuno proponesse un'idea concreta, realizzabile, così da concedere a tutti la possibilità di pensarci, di riflettere ed eventualmente condividere con l'aggiunta di possibili altre idee. Credo che, partendo tutti insieme con qualcosa di concreto, con delle linee guida, ci ritroveremmo ad aprile con in mano del materiale concreto sul quale lavorare e forse partire.



Da Paola - 19 febbraio

Caro Santi, prima di tutto perchè in aprile? (Paola si rifersice all'incontro proposto da sabato 14 a martedì 17) Visto l'argomento, forse sarebbe stato opportuno prospettare l'incontro per l'estate in modo da dare l'opportunità agli insegnanti come me di partecipare. Però tutto questo va bene: mi fa piacere sapere che parlerete insieme di questo tema. Ho letto le lettere sul blog: molto interessanti, belle, accorate. Sto riflettendo se sia possibile nella scuola pubblica, impostata com'è sulle prestazioni e sulla valutazione, sull'avviamneto al lavoro e, nel peggiore dei casi, sulla creazione di nuovi consumatori (di prodotti concreti ma anche astratti come la politica e la religione), se sia possibile in un ambiente simile, dal di dentro, rinnovare e ridefinire il compito degli adulti. Per ora rispolvero l'esperienza di Barbiana, che dimostra come la scuola siamo noi persone e non un'entità superiore  cui dobbiamo uniformarci. Forse bisognerebbe proprio partire in concreto con la formazione dei maestri, dei genitori e dei presidi.


Da Matteo - 14 febbraio

 
il progetto sull'educazione sembra essere uno sbocco naturale di grande dedizione alla promozione di proposte di incontro, riflessione e ricerca per la possibilità concreta di una vita alternativa. Non solo perchè l'educazione fu uno dei maggiori interessi di Jiddu Krishnamurti, ma perchè inevitabilmente ogni tentativo di ricercare una strada diversa per il destino dell'umanità sembra non poter esulare dalla sfida educativa dove convergono tutte le opportunità di cambiamento a un livello significativo, cioè quello del singolo che può allora operare in sè una rivoluzione importante. Ciò avviene in ogni età della vita, non è appannaggio dell'infanzia o dell'adolescenza: direi che contraddistingue la condizione umana, come una sfida sempre in atto per la realizzazione di un'umanità buona. L'intenzione con cui nasce questa proposta racchiude già in sé la possibilità grandiosa di muoversi nel senso di operare in ambito educativo con uno spirito inedito mosso da nuovi valori e da intenzioni profonde; credo infatti che più che le metodologie utilizzabili, le tecnologie disponibili e l'organizzazione in questa o quella forma, sia fondamentale la serietà con cui ci si dedica e la purezza di voler dare un contributo in questo campo. Solo allora le varie professionalità possono essere guidate verso una collaborazione proficua che porterà a qualcosa di valido e mai provato prima.
Il bello dell'insegnamento di Jiddu Krishnamurti è che fin dal primo passo è problematico: non dà nula per scontato o risolto e non afferma a priori nulla che non possa essere messo in discussione; ricordo che alla seduta di laurea un noto professore in pedagogia della commissione si riferiva alla riflessione sull'educazione del filosofo indiano come a una "non-educazione" o a un'"educazione anarchica": non riusciva a cogliere come esso si concretizzasse effettivamente - secondo le categorie convenzionali di una agenzia educativa fondamentalmente conservatrice quale la scuola tradizionale è - ma ne era affascinato. Il titolo del mio lavoro era: "La professione più elevata della vita. Il ruolo dell'insegnante per Jiddu Krishnamurti". Non intesi negativamente il suo commento, perchè mi era chiaro come Krishnamurti spingesse per un'educazione estrememamente votata alla libertà, sciolta dalle briglie di metodi e pratiche tradizionali, da storie nazionali, da influenze politiche, religiose e della cultura di un popolo particolare. Qualcosa di difficile da cogliere per ognuno di noi perchè implica domande critiche su cui interrogarci: poichè ci chiama a porci a  in prima linea, con le nostre vite e a realizzare, non la rivelazione del suo insegnamento, ma una propria crescita personale che riveli l'educatore in ognuno di noi: l'uomo sensibile alla vita che ad essa si rivolge con spirito gentile, rispettoso e generoso, poichè posto naturalmente in condizione di apprendere. Dobbiamo considerare i fattori esteriori, utili a ciò, ma sopratutto,credo , sia fondamentale soffermarci sulla formazione dell'educatore intesa sopratutto come la persona che è egli è.
Lungo il mio lavoro decennale in scuole di ogni ordine e grado, dall'asilo nido all'università, in comunità e centri educativi, ho sempre sentito l'esigenza che nascesse una proposta nuova da parte di persone interessate ed entusiasticamente coinvolte: capaci di abbandonare il convenzionale e avventurarsi oltre ciò che viene ritenuto utile e rispettabile per ripensare l'educazione. Un'associazione mi sembra la forma più libera per cominciare, considerando anche il fatto che può operare su diversi fronti e raccogliere esperienze e contributi in ogni forma mentre si consolida nella sua missione. Appoggio con entusiasmo questa iniziativa che spero cresca e si affermi come una novità necessaria.
 
Matteo


           

Da Annalisa - 13 febbraio

Caro Santi,
da quando hai lanciato (come una palla di neve) il tuo messaggio circa un progetto di educazione alla vita, praticamente mi hai quasi costretta a pensarci ogni giorno. Non che io sia stata una persona indifferente, anzi, proprio per il fatto di avere avuto dei figli mi sono spesso interrogata sulle scelte che mano a mano dovevo fare per loro. E nel corso degli anni, la scuola è stata per davvero il centro della vita familiare.
La cosa bella è che comunque abbiamo lavorato insieme, intendo in famiglia, e quando il sistema scuola faceva acqua raddoppiavamo l'energia e l'attenzione. Quindi, ora potevo starmene, quasi rilassata ma ecco che arriva una proposta che risveglia in me, di nuovo, la voglia di mettermi in gioco.
Ho letto con estremo interesse tutte le lettere che hai pubblicato e ancor di più ho cercato di comprendere le esperienze che hai inserito sul sito (la scuola libertaria, il progetto senzazaino, la scuola Andhra Pradesh ecc). Andando indietro nel tempo abbiamo avuto anche noi ottime proposte dalla Montessori e da Steiner, e credo che al mondo esisteranno molteplici piani elaborati per creare una scuola che offra un'educazione migliore, anche alla vita.
Ecco, qui mi blocco, mi ha assalita una sorta di paura, perchè mi sono detta:" io cosa so fare?" E tutti gli altri che generosamente hanno messo a disposizione l'entusiasmo e la voglia di fare, sanno cosa potranno fare? Quando ci ritroveremo in aprile, dovremo avere più o meno le idee chiare, per esempio per stendere uno statuto della probabile onlus, attraverso il quale dichiareremo pubblicamente i nostri intendimenti, i nostri obiettivi, le finalità che DOVREMO raggiungere.
Ho scritto dovremo in maiuscolo, perchè una onlus è vincolata  per legge a raggiungere gli scopi, a finanziare realmente i progetti entro una certa data stabilita.
I bellissimi pensieri che tu hai esposto per far nascere questo progetto, dovranno prendere forma in atti reali e concreti, visibili.
Io cosa so fare?
Non metterti a ridere, ma è così, e l'unica risposta che mi viene, non dire che non la immagini....
Quindi, tirando le somme, per me stessa, credo che il mio contributo sarà senz'altro di appoggio a tutto quanto, ma anch'io vorrei proporre una iniziativa di cui ti avevo già parlato in un paio di lettere.
Per questo non servono particolari competenze, solo il buon senso del buon padre di famiglia e qualche nozione ambientale e di igiene che a noi occidentali non manca.
Ti ribadisco sempre il tema che mi sta a cuore: quello dell'Africa, ma potrebbe essere qualsiasi altro luogo del mondo dove c'è bisogno di una scuola, dove ci sono persone che vorrebbero imparare e non hanno mezzi.. Io credo che davvero, fin quando ci sono posti dove la gente non ha diritto di conoscere, è un dovere per chi invece ha acquisito tale diritto, di aiutare queste persone.
Una scuola per ogni villaggio, una scuola dove gli insegnanti ricevono formazione perchè, per esempio in Africa, gli insegnanti rurali non sono preparati. Quindi formazione per i maestri, aiuto concreto per sviluppare in loro e nei ragazzi una coscienza ambientale (imparare a gestire i rifiuti, a non crearne di nuovi, a utilizzare quelli riciclabili), una educazione all'igiene (le malattie causate dalla mancanza di igiene, occupano i primo posti). Ma sai come sarebbe bello anche educare questi bambini al gioco, all'arte, al disegno...
In tanti villaggi che ho visitato, ho provato a sentirmi come in un girone dantesco, tanta era la miseria, il nulla intellettuale, la sabbia, il vento e lo spazio infinito della savana.
Ti ho scritto con il cuore, non ho neppure cercato le parole migliori, perchè mi sovrasta il peso della povertà che ho visto e che vorrei in qualche modo alleviare, portare anch'io, insieme a loro. Comunque un progetto così lo immagino in termini concreti, quindi sovvenzionare con denaro (in parte a fondo perduto), e con microcredito (creazione di attività di lavoro in appoggio alla scuola), e con personale formativo.
Quindi tornando al progetto iniziale, potremmo aprire una serie di progetti, un ventaglio di cose da fare dove ciascuno seriamente metterà a disposizione se stesso.



Da Angela - 13 febbraio 2012

Ho letto con entusiasmo e interesse le lettere scritte sul blog
sull’educazione. Sembra ci sia voglia di fare anche piccoli passi, ma essere
concreti. In questi giorni ho letto delle cose interessantissime
sull’educazione dei bambini da 0 a 6 anni…una fascia d’età meravigliosa,
densa di potenzialità che il più delle volte vengono miseramente sprecate.
Mi sembra fattibile l’idea di proporre opportunità di formazione per
insegnanti, genitori o comunque chi è interessato all’educazione.

Avrei già qualche idea…magari ne parliamo appena passa questa ondata di gelo
che rende impossibili gli spostamenti.

Da Piero - 10 febbraio 2012

La voglia di agire, di muoversi, di cambiare il mondo, seppur nel nostro piccolo, c'è sempre. Molto spesso però non si capisce come muoversi, e non si ha la possibilità di condividere idee e visioni con persone che hanno un sentire prossimo al tuo. Si finisce così per sentirsi isolati ed  inutili. Le stesse organizzazioni di volontariato, almeno quelle con cui siamo entrati in contatto finora,  raggiungono spesso livelli di chiusura e di burocrazia tali da scoraggiare qualsiasi spunto di buona volontà.
La tua iniziativa, e le risposte che hai pubblicato, mi hanno trasmesso la sensazione di "aria pulita" che da tempo stavamo cercando. La tua proposta di incontrarci ad aprile mi trova molto favorevole: comunicare attraverso Internet è una grande possibilità, ma avviare un iniziativa del genere richiede sicuramente un incontro di persona. Spero davvero che la cosa si faccia, e di poter dare un contributo.

Piero

Da Martina - 9 febbraio 2012

Alcune sere fa ho trascorso alcune ore in compagnia dei miei nipoti, un bimbo di sei anni che frequenta ancora la scuola dell'infanzia, ed una ragazzina di dodici anni in seconda media. Il piccolo vibrava quasi nel raccontarmi emozionantissimo la sua ultima lezione di musica, durante la quale il suo maestro ha insegnato a lui ed ai suoi compagni a creare musica, con strumenti più o meno improvvisati, e a lasciare che il proprio corpo seguisse i differenti ritmi ballando nella stanza, come veniva loro naturale fare. Non ricordava i nomi degli strumenti, poco importanti per lui, ma le sensazioni, le emozioni di aver suonato con i suoi compagni, di avere "fatto la musica".

Il suo entusiasmo strideva con la frustrazione della sorella. La sua scuola, infatti, ha iniziato l'anno scorso un progetto in cui ad ogni studente è stato assegnato uno strumento che dovrà accompagnarlo per l'intero triennio delle scuole medie. A mia nipote è stato assegnato il violoncello, uno strumento impegnativo, specie se non l'hai scelto per tua passione. Questo progetto è diventato così, per lei, un supplizio. La musica non è più armonia, ascolto, emozione, ma una materia imposta in cui si deve studiare, esercitarsi, si deve essere corretti e, soprattutto, in cui l'obiettivo principale è essere valutati, indipendentemente dalla propria predisposizione.

Qual è il senso? Come si può parlare di progetto di educazione alla musica se il risultato è stato quello di avere allontanato una ragazzina dall'aver voglia di suonare e di vivere la musica?

Hai parlato di educare alla vita. Credo che sarebbe più utile specificare che si dovrebbe educare a realizzare la propria vita, dove "realizzare" va inteso nel senso letterario di riuscire ad esprimere e concretizzare la vera personalità di ognuno, e "propria" dovrebbe ricordare a tutti, educatori ma non solo, che l'obiettivo non dovrebbe essere quello di educare i bambini alla nostra vita di adulti, o a quella che noi avremmo voluto avere ma non abbiamo avuto per differenti motivi, ma dar loro la possibilità di dar luce a se stessi.

Buona giornata
Martina

Da Irene - 8 febbraio 2012

Per quanto riguarda l'educazione

trovo che i tre punti che hai elencato siano già un bell'inizio, io aggiungerei anche una sorta di funzione di rete per quelle realtà che già sono nate.
A tal proposito segnalo la presenza della rete per l'educazione libertaria (www.educazionelibertaria.org) che pur utilizzando termini diversi, parte da trascorsi diversi arriva alla stessa meta. (Vi allego il documento che stiamo stilando nel tentativo di descrivere i nostri intenti)

Il mondo della ricerca di fondi è per me oscuro quindi non me la sento di dare la mia disponibilità in tal senso, sono invece più orientata a organizzare e/o tenere incontri per genitori insegnanti o divulgativi di sensibilizzazione.
A presto

Per me Aprile va bene non so che tipo di supplenza avrò e quindi non posso sapere quando sarà il mio giorno libero, ma ne riparliamo più avanti.

Irene

Da Santi - 6 febbraio 2012


Cari amici
Vi invito a scrivere proposte e riflessioni, inviandole a me (santandrea@casadellapace.org) che le girerò sul blog. Si sarebbe potuto fare un forum, facendo semplicemente circolare le mail tra di noi, ma credo sia importante che quello che viene detto rimanga pubblico e accessibile a tutti anche attraverso il sito krishnamurti.it o attraverso altri eventuali link.
Da quello che leggo e anche attraverso le mie sensazioni, la domanda attuale riguardo l'associazione è cosa fare in concreto, come muoversi se arriveremo davvero a dare un corpo alla cosa.
Direi che è una buona domanda perché questo è proprio il senso di un'associazione come questa: fare. Potremmo riflettere e comunicare anche senza una struttura del genere.
Per cui sarebbe importante, se siete d'accordo, che il contributo fosse proprio riguardo a questa domanda: cosa pensate che sia possibile e importante fare? Cosa si vorrebbe veder realizzato?
Da parte mia credo che ci siano tre aree complementari su cui lavorare:
- Raccogliere fondi da destinare a progetti già esistenti nel mondo, che siano a loro volta sostegno di una educazione alla vita. Questi fondi dovrebbero anche servire a finanziare nostri progetti. Questo potrebbe essere realizzato sia attraverso la raccolta di donazioni sia attraverso la vendita di prodotti creati in armonia con gli esseri umani.
- Sviluppare delle proposte concrete di formazione per insegnanti, di dialogo tra genitori, di intervento nelle scuole pubbliche o private.
- Raccogliere ricerche e testimonianze di esperienze positive nel campo dell'educazione, che possano dare il senso e la misura del valore di un'educazione olistica.

Tra l'altro trovare una definizione sintetica e intelligente di questa educazione di cui stiamo parlando sarebbe forse importante. Educazione alla vita forse può andare...

Vorrei proporre una data per un incontro dove, se lo riterremo giusto, potremmo fondare l'associazione dopo averne valutato attraverso il dialogo il senso e le possibilità reali. Tra sabato 14 aprile (o venerdì 13) e lunedì 16 o martedì 17 aprile. Io sarei felice di ospitarvi senza nessun costo per voi, e favorire così una raccolta di denaro da destinare al progetto. Fatemi sapere cosa ne pensate. Se qualcuno ha la possibilità di passare prima di quella data da Casa della Pace sarebbe una buona possibilità di scambiare qualche riflessione.

Casa della Pace è avvolta in una bufera di neve da quasi una settimana. Molto bello ma anche duro, soprattutto per gli animali, come gli uccellini che fanno la spola sulla finestra dove metto semi per loro. Ho fatto una pagina di foto di questi giorni: www.casadellapace.org/foto_blog.html

Un'amico mi ha inviato un link a questa toccante intervista (in inglese) a Alice Herz-Sommer, una donna di 108 anni: http://www.youtube.com/watch?v=Jj-RJ4k9c04&feature=share

Un abbraccio
Santi


25 gennaio


Cara Annalisa

grazie per le tue riflessioni che sono senz'altro terreno fertile.
Condivido tutto quello che  dici, so di progetti che in qualche modo hanno percorso in parte la solidarietà tra scuole, un gemmellaggio tra una scuola piemontese e una brasiliana.
Trovo che la questione centrale è proprio nel chiedersi come la scuola può essere un luogo per imparare a costruire un mondo diverso, nuovo, dove la violenza, o l'arroganza, non sia al potere.
E' questa credo la grande sfida, dare spazio alla /bontà/ nei fatti e non solo nelle prediche.
E ascoltare è forse la regola d'oro a cui accenni.
Credo che sebbene tantissimi siano i bisogni concreti del sopravvivere, sia essenziale sostenere non solo e non tanto un'integrazione dei meno fortunati in questo sistema, ma sostenere un modo diverso di concepire la vita, la capacità di ascoltare profondamente.
Ho sostenuto per qualche anno un progetto cattolico in Congo, anche lì scuole, si trattava di adozioni a distanza, tre bimbi.
Dopo il primo anno scolastico ho scoperto che erano stati bocciati tutti tre (?????)
Il secondo anno due avevano abbandonato ed erano stati sostituiti.
Ma che senso può avere una scuola che boccia, che perpetua anche in una situazione del genere i modelli della competizione scolastica? Mi è stato detto: sì è vero, ma la differenza nell'entrare nel progetto o restare fuori è la differenza tra vivere e morire.
Lo so, e non ci sono risposte facili.
Entrare nelle scuole così come sono., sì. è stato detto anche da un'altra persona, e condivido, speriamo che il futuro di questa idea sia un lavoro concreto e paziente. E costruttivo.

Un abbraccio
Santi


23 gennaio


Grazie Santi,
io ci sono  :-)
Diffondo la voce.

irene


Caro Santi,
avverto che l'energia delle idee scorre e questo mi fa molto piacere.
Contrariamente all'amico che ti rispose mezz'ora dopo dall'invio della tua proposta, io al contrario sono una persona che"medita nel cuore". Vorrei rispondere subito, in tutte le occasioni, ma poi qualcosa mi ferma e mi impongo di pensarci....
Pensavo all'educazione anche interculturale...pensavo  ad una rete tra le scuole nel mondo, dove quelle più fortunate, perchè esistono in luoghi sicuri (?), in luoghi più ricchi potrebbero sostenere sotto forma di borse di studio i ragazzi, le scuole delle zone più povere.
Pensavo: come si fa a valorizzare la scuola come luogo nel quale si impara ad essere costruttori di un mondo nuovo, di persone migliori?
Una sorta di regola d'oro da lanciare come progetto, una sfida per tutti noi....
Solo pensieri che mi sono venuti in mente in questi giorni nei quali ho riflettuto senza pormi limiti riguardo sul come realizzarli.
Credo però che sarebbe importante (per la mia deformazione di cattolica???) aprire lo sguardo sulle scuole che esistono qui e così come sono fatte "coinvolgerle" nel progetto che potrebbe anche cambiare il cuore dei loro ragazzi e degli insegnanti.
Come scrivevo sopra, solo pensieri....
Mi sento molto attratta da questo progetto, perchè anch'io nel mio piccolo ho sempre cercato di valorizzare questo aspetto nei piccoli contributi che ho dato in Mali. Ad oggi infatti sono 12 i ragazzi che ho aiutato, dei quali 7 hanno già terminato il percorso scolastico. Tra le altre cose, proprio nel novembre scorso ho incontrato casualmente il direttore di una scuola elementare di un villaggio vicino alla capitale Bamako. Direttore e insegnante di una scuoletta formata da due classi, una prima e una seconda. Mi ha chiesto di aiutarlo ad ingrandire l'edificio per aggiungere le classi mancanti, così da portare a termine il percorso minimo delle elementari.
Mi piacerebbe raccontarti come è avvenuto l'incontro, è stato emozionante, profondo e mi ha fatto comprendere quanto è importante sedersi e ascoltare il prossimo. Andare di corsa, pensare di avere troppe cose da fare, credere di fare cose importanti... sono stupidaggini (per me). Dobbiamo recuperare l'ascolto e la lentezza e in Africa, ma credo anche in tanti altri luoghi, ciò è possibile, perchè in questi luoghi ci si vede allo specchio, sempre.
Grazie per la condivisione,
un caro saluto,
Annalisa


Caro Santi, ho letto con interesse la tua proposta per un'iniziativa onlus. Mi piacerebbe capire meglio come e dove mettere in pratica questa cosa, in Italia potrebbe essere fattibile? Cioè entrare nelle scuole come una specie di liberi professonisti proponendo dei percorsi educativi in collaborazione con gli insegnanti? Io da Sondrio, oltre eventualmente partecipare economicamente con una somma annuale (non molta visti i tempi che corrono) come potrei essere parte attiva? Quando sei disponibile mi farebbe piacere approfondire la tua proposta intelligente. Un abbraccio Eugenia 



22 gennaio 2012

I am very interested in your proposal and would love to cooperate, if I feel that I can contribute something and if the initiative will lead to concrete projects and initiatives.
I would like to know more what kind of projects and specific steps you envision. We could meet in April to have a discussion and altogether to share where we are at.
Un abbraccio
Dieter







20 gennaio 2012


Caro Santi,
grazie. la vita è magica: la tua proposta arriva proprio nel momento in cui chiarivo a me stessa che il prossimo passo, non appena lascerò Brockwood, sarebbe andato nella direzione di creare qualcosa di nuovo, uno spazio in cui tentare al meglio di mettere a frutto quanto penso, desidero, spero in fatto di educazione.
in qualche modo, la mia esperienza qui mi sta consentendo di sviluppare alcune "idee" - di cui in minima parte ti avevo forse già detto - e di osservarne i risultati. è certamente l'aspetto più affascinante della mia esperienza qui, insieme al privilegio di poter condividere questo processo con ragazzi meravigliosi (come Fiamma).
....
per ora è tutto quello che so (o mi sembra di sapere), insieme alla certezza che il mio cuore va nella direzione che tu dici (Un'organizzazione che possa avvicinare l'educazione senza essere legata a nessuna ideologia) e che spero davvero che potremo incontrarci e parlarne con sensibilità e intelligenza al più presto.
ancora grazie
 
un abbraccio
stefania
 

Cari amici

grazie di cuore per le vostre parole che condivido pienamente.
Stanno arrivando diverse risposte positive alla proposta sull'educazione e spero davvero che potremo lavorare insieme a questo progetto.
Sì, hai ragione Martina, c'è qualcosa che se sfugge porta la vita ad essere vuota ed arida, e credo sia proprio la capacità di andare oltre i limitati confini di me stesso, incontrare il mondo, gli altri, essere davvero parte della vita.

Per ora vorrei aspettare qualche giorno per raccogliere le risposte, poi ci si potrà incontrare per decidere insieme come proseguire.

Intanto un abbraccio, con amicizia

Santi


Buongiorno,


sono Martina. Con Piero siamo arrivati a Dicembre a Casa della Pace ed è anche a nome suo che ti scrivo. E' difficile rispondere alla tua mail con parole che non suonino banali e inutili di fronte a quanto hai già scritto tu.
La proposta di lavorare insieme è arrivata come una boccata di ossigeno. Una poesia indù, o almeno credo, dice: "Se hai due pezzi di pane, danne uno ai poveri, vendi l'altro e compra dei giacinti per nutrire la tua anima". Troppo spesso dimentichiamo di nutrire la nostra anima, ancora meno pensiamo a quella degli altri. Ma quando quel bisogno si insinua dentro si avverte la necessità di trovare il modo di fare qualcosa concretamente, altrimenti tutto sembra vuoto e inutile. Credo quindi che ognuno di noi debba lavorare su se stesso per riuscire a liberarsi da condizionamenti di società ed educazione ricevuta che molto spesso lo hanno portato lontano dalla propria e autentica essenza. Sono però altrettanto convinta che questo risulti un inutile esercizio filosofico se non ci porta ad aprirci agli altri e a cercare di dare un senso più ampio e reale a questa ricerca. Non so quale contributo noi possiamo dare, mi rendo conto che è piccolo ma spero comunque possa aggiungersi a quello di tante altre persone. Ci mettiamo quindi a disposizione, con quello che abbiamo. Speriamo possa bastare.

Prima di annoiarti ulteriormente credo sia opportuno fermarmi qui.

Un abbraccio, anche da Piero.

Martina.

Sono Maria Claudia, vivo à Roma e sono una giovanne vecchia lettrice di Krisnamurti. Ti ho conosciuto un capodanno che ho passato da te.
Scusa per la mia ortagrafia, sono argentina è non scrivo benissimo.
Ho letto la tua proposta di fare una Onlus per sostenere progetti educativi del genere che descrivi nella tua proposta. Sono d'accordissimo con te che "la Scuola" cosi come è non funziona per creare persone libere di spirito, che imparano a conoscere se stessi e ad amare e accogliere certi principi como il rapporto con la natura, ecc.
Ho una bambina di due anni e il tema della educazione è qualcosa che mi stà a cuore (anche se lo era già prima di essere mamma).
Sono molto interessata alla tua proposta ma non so come potrei contribuire essendo che in questo momento ho fatto una pausa nella mia vita di lavoro per crescere mia figlia ed economicamente non posso apportare. Se tu pensi che comunque potrei fare qualcosa per questo progetto sarei felice di participare.
Un abbracio.
Maria Claudia Foradini


Cara Annalisa,...
Per la proposta sull'educazione: la mia idea è che ci si dovrebbe muovere su due binari abbastanza distinti:
uno è quello di raccogliere fondi da destinare a scuole e progetti educativi che ne abbiano bisogno ed esprimano nella loro azione quell'educazione che ha a stento un nome al momento, diciamo educazione alla vita. Queste scuole credo si trovino in tanti posti, personalmente conosco il già nominato Centro Rurale a Rajghat e un piccolo progetto educativo, sempre in India, fatto da Saraswati, un'amica che ha preso responsabilità dell'educazione di 14 ragazzi di un villaggio sull'Himalaya. Entrambi questi progetti sono legati in qualche modo a Krishnamurti, ma sono convinto che la questione sia davvero aperta e che è necessario vedere bene qual'è il nocciolo della questione. Non certo il nome k o x. Penso che questo nocciolo sia in una scoperta che l'umanità può fare nella coscienza, che noi possiamo fare, imaparando a incontrare l'altro e a incontrare noi stessi, imparando a vivere senza divisioni. Forse tu hai conoscenza di situazioni in Africa orientate in questa direzione...
L'altro binario è quello di generare sia i fondi che gli stimoli per avviare una ricerca sull'educazione che possa dimostrare la validità dell'educazione alla vita, sul piano accademico e su quello umano. La mia esperienza mi dice che ha un enorme valore e che è una questione centrale per l'uomo oggi. Ma questa è un'opinione isolata e quasi senza valore. So di non essere solo e che molti vedono le stesse cose.

Sono felice di sapere che si potrà contare sul tuo aiuto nel caso la cosa andasse in porto. Ho ricevuto varie risposte, la prima a mezz'ora dalla spedizione del progetto (che per me è un record di velocità) e per ora direi che vedo un orizzonte rosa, come quello del tramonto di questa sera. Vorrei aspettare qualche giorno per raccogliere le risposte e poi se tutto va bene ci si dovrebbe incontrare per capirsi bene e passare eventualmente ai fatti.

Ti abbraccio, aspetto tue notizie e ti terrò informata.
Con amicizia
Santi


Caro Santi, come stai?

 
Ho letto con enorme piacere ed interesse le tue riflessioni riguardo l'esigenza che è sorta in te di dedicare del tempo e delle risorse alla realizzazione di un progetto educativo "totale".
Mi piacerebbe saperne di più, ovvero dove intenderesti orientare lo sguardo? Penso, ovunque, ma forse hai già una proposta pratica ed è questo che eventualmente vorrei approfondire.
Due parole soltanto, per dirti che vorrei poter fare qualcosa e aderire nel caso nascesse l'associazione.
La lontananza fisica non mi permetterebbe di essere molto operativa in taluni compiti, tuttavia ciascuno, a suo modo può sempre collaborare e creare le opportunità di scambio e di lavoro di gruppo.
Se potrai tienimi aggiornata.
Buona giornata,
Annalisa

Carissima Raffaella

bene! Sono contento di ricevere questa tua immediata e positiva risposta. E credo che la presenza di Aramacao come sostegno si possa rivelare molto utile in futuro.
Al momento vorrei far passare qualche giorno per raccogliere le risposte che stanno arrivando.
Poi ci incontreremo decidendo dove, naturalmente potrebbe essere qui.

Un abbraccio e un saluto alla tua bella famiglia
Santi

19 gennaio

Caro Santi, ho letto la tua proposta. Mi sento in perfetta consonanza con te.
Non so che cosa potrò fare in concreto per aiutarti, ma puoi contare su di me
per quanto mi sarà concesso. Un abbraccio da Paola

Ma che bell'iniziativa!!! Ho letto con curiosità e interesse la tua proposta, penso che sia una buona idea e la sostengo!
Ti rispondo brevemente (sono reduce da una giornata passata al computer....) per dare un segnale concreto, ma penso che avremo modo di parlarne prossimamente - ti chiamo presto! - sicuramente quando verrai nella nostra zona.

Intanto un abbraccio
Nadia

Ci siamo appena sentiti telefonicamente, iniziativa valida senz'altro da
condividere e renderla operativa in tempi rapidi.Può contare sulla mia
disponibilità.
Tanti saluti
franco leone

Gentile Sig. Santi,
mi chiamo Paolo Toso e annovero J.Krishnamurti tra  la persone a me più
care, sebbene non lo abbia conosciuto di persona. La sua proposta è
molto interessante e non certo semplice. Personalmente ho posto la mia
vita (dal 1982) verso la comprensione di quanto lei scrive ed ho
realizzato in anni ormai lontani incontri, conferenze e corsi sulla
conoscenza di se stessi. Tanto che ho ricevuto l'onore di entrare come
membro onorario dell'Accademia della Scienze e delle Arti degli Ardenti
di Viterbo. In questi ultimi anni, la salute e le finanze hanno
limitato ogni mia azione, ma lo spirito è sempre teso a questa linea e
ad incontrare persone interessate ad un confronto.
Le scrivo perché mi piacerebbe restare in contatto con lei per sapere
l'evoluzione di questa sua iniziativa.

Buongiorno Santi,
è passato tanto tempo dall'ultima volta che ci siamo incontrati, ma posso dirti che tu e il Progetto casa della Pace siete sempre nei miei pensieri. Accolgo con molto piacere la tua proposta e vorrei dirti che oltre ad aderire come partecipante alla progettazione e alla realizzazione di progetti per scuole, posso mettere a disposizione la mia associazione già esistente da dieci anni nel territorio di Roma e Regione Lazio.
Quando vuoi possiamo sentirci anche per telefono oppure incontrarci (una buona scusa per ritornare alla Cassa della Pace).

Cari saluti.
Raffaella




18 Gennaio 2012  scarica il pdf

Progetto educazione, lettera di proposta

Educare non significa solo allenare la mente ad avere competenze specifiche. Questo produce efficienza ma non porta completezza. Una mente che è stata solo allenata in questo modo è la continuazione del passato e non potrà mai scoprire ciò che è nuovo. Per questo, per scoprire che cos’è una giusta educazione, dovremo indagare l’intero significato del vivere.

(J.Krishnamurti – Education and the significance of life)
 
 
Cari amici
Questa lettera vuole essere la proposta di lavorare insieme, attraverso un’associazione Onlus, per sostenere e dare vitalità ad una visione della vita e del mondo che individua come fattore sostanziale, reale, di crisi una sorta di stortura nella coscienza umana che si manifesta attraverso la corruzione, la mancanza di sensibilità, lo sfruttamento cinico degli uni sugli altri e delle risorse naturali. Questi fatti sono sotto gli occhi di tutti, le cause che vi sottostanno sicuramente no. Molti offrono una soluzione, spesso legislativa od economica, che non tocca il nocciolo della questione.

Come dicevo, ritengo che la causa della crisi, non solo della crisi economica di cui oggi si parla insistentemente, sia da cercarsi nella coscienza. La coscienza umana ha sicuramente possibilità che sono state, e sono tuttora, neglette e spesso soffocate dai meccanismi sociali e psicologici. In relazione a questo l’educazione gioca un ruolo di primaria importanza.

L’educazione nella sua dimensione più comune è intesa in primo luogo a fornire le informazioni necessarie a svolgere un’attività produttiva – e a farlo nel modo più efficace e competitivo – e poi a dare all’individuo quella che dovrebbe essere la coscienza del vivere in una comunità e rispettarne le regole. Soprattutto su questo secondo punto ci sarebbe molto da dire, ma non è questa la sede.

Guardando quello che succede intorno a noi diventa evidente che questi due aspetti dell’educazione, anche se fossero sviluppati in modo adeguato, trascurano i bisogni fondamentali, la dimensione più propriamente umana, che riguarda la ricerca della verità, del buono, della giustizia, della dignità, e il vivere l’attività come espressione di quella ricerca.

Accolgo pienamente quanto J.Krishnamurti ha detto e cercato di attuare in questo senso ma devo sottolineare che, mentre le sue indicazioni e il suo contributo sono preziosi, il nome della persona non ha davvero alcuna importanza mentre la questione è assolutamente aperta ad ogni essere umano. Questo implica la responsabilità di ognuno, non solo di genitori, insegnanti o professionisti, nel lavorare a generare una coscienza nuova, che sappia dare il giusto posto e valore a tutto ciò che vive.

Non mi dilungo ulteriormente pur essendo consapevole che ho solo sfiorato temi controversi in modo superficiale. Questa è la proposta di costituzione di un’associazione non lucrativa di utilità sociale e credo che solo chi vive già con questo senso di responsabilità, non formale ma esistenziale, si possa sentire chiamato in causa e voglia offrire il suo contributo. Di seguito definisco in forma molto sommaria quelli che vedo come scopi e attività dell’associazione.

Scopi:

Sostenere e promuovere progetti educativi mirati a diffondere:
·      La consapevolezza e il rispetto verso i bisogni fisici, psicologici e spirituali propri e degli altri
·      La consapevolezza della relazione tra le azioni umane e l’ambiente
·      Il rispetto verso ogni forma di vita vegetale e animale
·      La riflessione sulla necessità di giustizia ed equità nei rapporti umani
·      La consapevolezza della sostanziale unità del genere umano
Sostenere e promuovere progetti educativi che adottano come metodo:
·      Il rispetto e il dialogo come fondamento della relazione educativa
·      Una valutazione della persona intesa come strumento di riflessione e non come mero giudizio accademico
·      Il fornire adeguati stimoli all’apprendimento attraverso la creatività e la comunicazione, evitando del tutto l’uso del premio, della punizione e della competizione
Per realizzare i suoi scopi l’associazione può:
·      Acquistare e rivendere prodotti realizzati in armonia con le proprie finalità
·      Ricevere donazioni e lasciti testamentari
·      Utilizzare fondi pubblici
·      Finanziare scuole e progetti educativi
·      Finanziare studi mirati a verificare la validità umana ed accademica di un’educazione olistica
·      Pubblicare e diffondere libri e riviste
Da qualche tempo sostengo la scuola del Centro Rurale di Rajghat, vicino a Varanasi, India sia con donazioni, sia acquistando delle borse in cotone prodotte artigianalmente da un gruppo di donne che appartengono alla comunità locale, rivendendole e destinando il ricavato alla stessa scuola rurale. E’ proprio attraverso questa piccola iniziativa che vedo come la collaborazione sia necessaria per realizzare un cambiamento significativo.
Senza dubbio abbiamo gli strumenti, le capacità e la comprensione necessari a dare un impulso nuovo all’educazione, per quanto questo impulso possa essere piccolo se paragonato alla corsa quasi cieca alla maggiore produzione cui assistiamo che incide anche sul sistema educativo. Credo però che muoversi in questo senso sia necessario e possa avere una grande utilità sia per le singole persone che potrebbero essere beneficiate da una tale azione, sia per la generazione di nuovi punti di vista, di una coscienza che sa interrogarsi con libertà sulle questioni importanti che ci troviamo davanti.
Spero di trovare un terreno fertile e risposte entusiaste, se sarà così ci daremo un appuntamento per un primo incontro di valutazione e forse di fondazione. Ricordo il mio indirizzo email: santandrea@casadellapace.org e il mio telefono: 075 933058

Con i migliori saluti

Santi Borgni
 


documenti


Centro Rurale di Rajghat,
Varanasi - pdf


progetto educazione- pdf


links

Scuola Rurale in
Andhra Pradesh, India

Rishi Valley Rural Education

Scuola inglese
Brockwood Park School

Scuola Rurale a Varanasi, India
Achyut Patwardhan School

Un progetto nato in Finlandia che sta entrando in alcune scuole
pubbliche in Italia

senzazaino.it

Un progetto educativo che opera soprattutto in America Latina
pedagooogia3000.info

Coordinamento del movimento per l'educazione libertaria
Educazione Libertaria

Un progetto creato da genitori a Carpi (Mo) per creare una sezione ispirata al metodo Monessori nella scuola pubblica
Scuola Amica dei Bambini

Un progetto di formazione per insegnanti e genitori
Slow Education

Ken Robinson, TED confernces
 (in inglese)
School kills creativity
con sottotitoli in italiano
Changing education paradigms
A revolution in education

Citazione da Ken Robinson:

"Ogni giorno i bambini mettono ai nostri piedi i loro sogni, per questo dovremmo muoverci con delicatezza"

Una bella scuola in Argentina
La Cecilia



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Casa della Pace - Loc. Sant'Andrea - Pietralunga  (Perugia)
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