dialogo

Se siete consapevoli - spero che lo siate – della vostra condizione, allora possiamo incominciare a chiederci se quel condizionamento può essere cambiato radicalmente in modo da essere completamente liberi. Oggi si pensa di essere liberi quando si fa quel che si vuole. (J.Krishnamurti – Mind without measure)

I dialoghi che si condividono nei nostri ritiri sono una forma di meditazione.
Forse questo può suonare strano. Alla parola meditazione associamo l’immagine di una persona seduta, immobile, con occhi chiusi e assorta in se stessa. Eppure si può dire che il senso fondamentale della meditazione sia essere consapevoli di ciò che è, interiormente ed esternamente. La consapevolezza non corrisponde necessariamente al silenzio, è un arte che possiamo imparare e praticare in ogni momento della vita. Se non fosse così, se fosse confinata a certi momenti di silenzio, dove si siede immobili e così via, avrebbe poco o nessun significato.

La parola, a sua volta, non è necessariamente il tramite di un’elaborazione intellettuale, di uno scambiarsi informazioni, opinioni o chiacchiere. E’ senza dubbio usata in tutti questi modi, ma la parola ha anche la possibilità di essere veicolo dell’osservazione e dell’indagine interiore e diventare così parte dell’essere consapevoli di sé e dell’altro se è fondata sull’ascolto e su un autentico comunicare.
Se la sorgente del parlare è ricerca di distrazione si tratterà di chiacchiere, se la sorgente è ricerca di affermazione personale il parlare sarà competizione, se nasce dalla conoscenza di una materia si tratterà di fornire informazioni, se la sorgente è l’osservazione e la consapevolezza il parlare è meditazione, scoprire se stessi.

Quando il dialogo nasce dalla consapevolezza acquista una straordinaria qualità di calore, di amicizia, di assenza di divisione e cessazione del giudizio. Attraverso la parola, attraverso l’ascolto e grazie alla relazione che viene in essere nella conversazione, si osserva l’oggetto comune a tutti noi: la nostra mente, la sua natura, i suoi percorsi tortuosi così come le sue possibilità, la sua profondità e bellezza.
Sono certo che è una possibilità aperta a tutti.
Questi ritiri sono ispirati dal lavoro di J.Krishnamurti. Krishnamurti è stato un grande maestro religioso, il suo lavoro è un invito alla libertà, a fondare l’unità del sentire, del parlare e dell’agire, a scoprire per conto nostro la sacralità del vivere. Una delle sue affermazioni centrali è sicuramente che “la relazione è lo specchio in cui scoprire se stessi”.
Senza dubbio un aspetto del dialogo nei ritiri a Casa della Pace è che, indipendentemente dal tema che ispira l’incontro, le relazioni che viviamo divengono l’oggetto osservato. Esaminare la struttura profonda della paura attraverso un’osservazione diretta e non teorica, per esempio, ci porta a vedere come questa agisca nella nostra vita. Grazie al rispetto reciproco, all’attenzione e alla gentilezza l’incontro con gli altri e il dialogo diventano un laboratorio dove scoprire una possibile libertà interiore. Il ripetersi di percorsi mentali e comportamentali e la loro radice possono essere visti e, quindi, abbandonati. I ritiri basati sul dialogo rappresentano un approccio del tutto nuovo al cambiamento personale e della coscienza umana.

Santi Borgni, autore di queste righe, è il fondatore di Casa della Pace. Nei ritiri che propone è responsabile di fornire un ambiente umano e materiale che sostenga il silenzio, di facilitare il dialogo e di portare elementi di riflessione. Ha incontrato la meditazione nel 1984, continuando poi ad approfondirne l’esperienza e lo studio soprattutto attraverso il lavoro di J. Krishnamurti. Da oltre quindici anni propone a Casa della Pace ritiri basati sul dialogo e sul silenzio.